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Dossier Rai

Prima volta?

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Il sito nasce dall'esigenza, tutta personale, di prendere in mano la questione informazione e affrontarla in modo da trarne qualcosa di costruttivo... Salvo poi rendersi conto che servirebbero tempo e risorse al di là delle possibilità di una persona sola (che dovrebbe occuparsi anche di altro...).

Nelle pagine dell'Archivio troverete numerosi articoli sulle principali notizie di attualità raccolte durante alcuni mesi del 2009. Le notizie vengono raccontate di mese in mese, divise per categoria (Economia, Politica, Ambiente, Processi, Varie) e sono accompagnate da molti link alle fonti utilizzate (Ansa.it, Giornale.it, Repubblica.it, Parlamento.it...). Questa parte del sito è rimasta attiva per

Perché il mese. Perché l'informazione dell'ultima ora, ma anche quella giorno per giorno, sono una fregatura. Credo che un mese sia l'intervallo giusto per tracciarei un quadro degli avvenimenti più importanti – senza perdersi nei dettagli e negli aggiornamenti quotidiani che, alla fine, costituiscono un fastidioso rumore di fondo.

La Redazione . Per ora è semi-individuale; mi occupo io (Edoardo) di tutto, dalla costruzione della pagina web alla stesura degli articoli (e sono unico responsabile degli errori che troverete in entrambi).

leggi la presentazione completa nella pagina About Us

Aggiornamenti

Qui trovate un elenco degli ultimi articoli dei mesi scorsi che sono stati aggiornati con informazioni più recenti
APRILE 2009 | in Politica
Piano casa
Aggiornato a maggio

MARZO 2009 | in Ambiente
Inceneritore di Acerra
Aggiornato ad aprile

MARZO 2009 | in Varie
Procure senza risorse
Aggiornato a maggio con le dichiarazioni di Roberto Scarpinato

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Ultimi articoli

mar 2010 |
Contro natura

mar 2010 |
Elezioni Regionali

feb 2010 | in Dossier
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26-lug-2009 | in Beppe nel PD?
Mi spiace Beppe, ma non sono d'accordo


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Vittoria a metà


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Legge sicurezza


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13-lug-2009 | in Beppe nel PD?
Beppe Grillo si candida alla segreteria del PD

04-lug-2009 | in Stiamo seguendo
Berlusconi a cena in Consulta

Contro natura

Una riflessione e uno sfogo a tema

Si fa un gran parlare di ciò che è secondo natura e ciò che invece è contro natura. Parliamo chiaro: io ne farei volentieri a meno; ci sono argomenti molto più interessanti e stimolanti.

Eppure, ad una settimana dal voto, mi trovo a sentire l'ennesimo appello pre-elettorale della Conferenza Episcopale Italiana (Ansa): un buon cattolico non deve votare chi è a favore dell'aborto. Perché la vita è sacra e deve essere tutelata dall'inizio alla sua fine naturale. Quel naturale ricorre spesso. Ricorda un pò il discorso sulle unioni tra coppie omosessuali. Sono contro natura, immorali. Quindi non devono essere permesse.

Non ho niente contro le manifestazioni di opinioni, anche se non le condivido. Ma questo appello, in concomitanza con gli scandali sui preti pedofili, le condanne, le lettere pastorali... mette a nudo una contraddizione non da poco, soprattutto perché riguarda le fondamenta stesse della Chiesa.

....

Una delle definizioni più classiche di specie suona più o meno così: insieme di individui (animali o vegetali) che incrociandosi tra loro generano prole fertile, capaci cioè di riprodursi e di dare vita a organismi a loro volta capaci di riprodursi (Wikipedia). Ora, anche senza andare troppo a fondo si vede bene come questa definizione mal si adatti all'enorme varietà di organismi esistenti: non tiene conto, ad esempio, di tutti quegli organismi (batteri, virus, e chissà cos'altro) che si riproducono in maniera asessuata.

Il senso però è chiaro. La riproduzione è uno dei caratteri distintivi di ciò che chiamiamo vita e di tutti gli organismi viventi. Senza riproduzione la vita non potrebbe esistere per più di una generazione: qualche decennio per gli uomini, qualche settimana per le zanzare, qualche millennio per i batteri e le spore. Non a caso la capacità di riprodursi viene inserita, insieme a quella di nascere, nutrirsi, crescere, tra le funzioni base che ogni essere vivente è in grado di compiere (Wikipedia).

Tutti gli esseri viventi di cui siamo a conoscenza, da passa tre miliardi di anni a questa parte (con buona pace dei creazionisti!), sono esistiti seguendo questi principi. Almeno fino all'uomo. Sono sicuro che in passato siano esistite centinaia, se non migliaia, di confessioni, culti, comunità che per un motivo o per l'altro hanno rinunciato alla riproduzione. Ma credo saremo tutti d'accordo se dico che è un comportamento contro natura...

Fin qui niente di male. C'è il libero arbitrio e ognuno è padrone di fare (o di non fare) quello che vuole della sua vita! Impiegarla per aiutare il prossimo, chi è meno fortunato, dedicare tutte le proprie energie alla comunità sacrificando gli affetti (e le soddisfazioni) personali appare più che legittimo.

Ma non serve il New York Times per vedere che il celibato, in particolare se imposto da un ordinamento teocratico e proprio perché contro natura, ha causato e continua a causare grandi sofferenze, a chi lo pratica e soprattutto a chi subisce gli abusi che da esso derivano.

Per carità, non sto dicendo che se uno è uno stupratore è colpa del celibato! Ma costringere generazioni di uomini a scegliere tra il proprio Dio (e l'impegno civico e spirituale nel Suo nome) da una parte, e la soddisfazione di qualcosa che è ben più di un bisogno dall'altra, mi sembra un gioco piuttosto pericoloso. E i risultati si vedono.

E per di più è un gioco ipocrita! Sì perché possiamo parlare quanto ci pare dei precetti della Santa Romana Chiesa e della devozione verso Dio, ma è evidente che senza il celibato non esisterebbe la Chiesa. O almeno, non esisterebbe per come la conosciamo. Un prete, una suora, finanche un vescovo, non dispongono di beni propri. Quando muoiono le loro anime ascendono a Dio, ma i beni materiali di cui hanno disposto in vita ritornano alla Chiesa, che li dà in concessione ad altri preti, suore e vescovi. E questo, a costo di fare la parte del cinico agnostico, mi porta a ricondurre l'intera faccenda ad una mera questione di soldi.

Come per i PACS (Wikipedia). Sicuramente ci sarà chi crede fermamente che sarebbe ingiusto concedere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero (e secondo me sbaglia!). Ma troverei il dibattito su questi argomenti molto più onesto se queste persone ammettessero che, semplicemente, non ce lo possiamo permettere.

A meno di sacrificare un po' della nostra ricchezza per estendere i privilegi economici legati alla famiglia anche a coloro che al momento ne sono esclusi. O, per tornare sul celibato, di sacrificare una parte dell'immensa ricchezza della Chiesa in favore di ciò che è naturale. Da bravi cattolici.

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Edoardo Ammannati

 


Elezioni Regionali 2010

Questo volantino sarà poco serio, sicuramente irriverente, qualcuno potrebbe dire qualunquista... Ma è di gran lunga il migliore che abbia visto in questa delirante campagna elettorale.

Le elezioni si avvicinano.

Di solito questo è il periodo in cui spegnere la Tv, evitare i giornali e, se capitasse di sentire parlare un politico, tapparsi le orecchie e cantare a squarciagola. Tanto direbbero qualsiasi cosa per farsi votare...

Quest'anno invece non c'è settimana in cui non spunti qualcosa di nuovo:

E questo solo negli ultimi 3 mesi...


La Rai – o Radiotelevisione Italiana S.p.a. – è la società che detiene in esclusiva la concessione del servizio pubblico radiotelevisivo. Fu la prima (e per molti anni anche l'unica) a trasmettere in tutta la nazione.

Oggi è un colosso appesantito dalla burocrazia che fattura 3 miliardi di euro e che - soprattutto - informa e intrattiene gran parte degli italiani. Il problema (perché c'é un problema!) è che la Rai viene gestita come un'estensione del Parlamento: chi vince si prende la maggioranza dei posti! Chi vince si prende la Rai. Agli utenti-elettori non resta altro che lamentarsene.
Forse è per questo che a parlar male della Rai son buoni tutti.

L'idea era di mettere un pò d'ordine tra le numerose problematiche della televisione pubblica italiana e di riportarne una sintesi su video, ma verso la fine la sintesi diventa il racconto di un incubo...

 

 


L'idea era valida, anche se troppo ambiziosa per una persona sola.
Le pagine già caricate rimarranno in linea, ma il sito non verrà più aggiornato regolarmente.
buona navigazione

Le homepage del mese di luglio sono disponibili qui e qui (II).

L’iniziativa, a firma del ministro Angelino Alfano, è del 10 marzo 2009 (S. 1440). Il testo è ora all’esame delle commissioni Giustizia e Bilancio del Senato, che si sono riunite rispettivamente il 16 ed il 24 giugno.
Il 15 luglio il la sesta commissione del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) esprime un parere durissimo contro il ddl, che violerebbe almeno 4 principi costituzionali (ma vengono citati solo gli articoli 109 e 112; repubblica15lug). Nella replica, Alfano prende atto della critica, che comunque invita a non drammatizzare, e ribadisce la sovranità del Parlamento. Il giorno dopo il vicepresidente N. Mancino riprende la VI commissione per aver espresso un giudizio prima del pronunciamento del plenum del CSM, previsto in questi giorni (repubblica16lug). A distanza di qualche giorno arriva il documento ufficiale, approvato a larga maggioranza dal plenum del Csm, e sembra ricalcare quanto anticipato dalla VI commissione (repubblica24lug).

Dopo un mese e mezzo dall’approvazione alla Camera, il ddl Sicurezza affronta un nuovo voto di fiducia, questa volta al Senato, il 1 luglio (repubblica1lug) (repubbliaca02lug). Il testo che diventa legge – e ripresenta i contenuti della versione approvata alla Camera – viene promulgato dal capo dello Stato il 15 luglio, accompagnato da una nota in cui esprime “perplessità e preoccupazioni” per alcuni aspetti della legge: scarsa organicità “del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell’iter parlamentare, risulta ad un attento esame contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità”; contraddizioni “in particolare si rileva la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell’ordinamento e del sistema penale vigente” (repubblica15lug; comunicato quirinale.it; giornale15lug).

I rilievi del Quirinale (repubblica15lug; giornale15lug, quest’ultimo con toni più che concilianti e non menziona le ronde). Il capo dello Stato ha ritenuto di “[...] non poter sospendere in modo particolare l’entrata in vigore delle norme [...]” anche perché, lascia intendere, “[...] rafforzano il contrasto alle varie forme di criminalità organizzata[...]”. Oltre alla “disomogeneità e la estemporaneità” di numerosi aspetti della legge, Napolitano se la prende con due in particolare: il reato di immigrazione clandestina e le ronde. La lettera può essere visionata per intero qui; quello che segue è una sintesi ricavata dai giornali.

Sul primo: il nuovo reato “punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento dell’entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse [...]”. Quindi, a partire dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, tutti gli extracomunitari irregolari saranno denunciabili e perseguibili! In un paese con una discreta inclinazione al razzismo come il nostro, dove porterà questa legge? Ad ogni modo, e ora viene il bello, le modifiche apportate alle leggi “in materia di espulsione del cittadino extracomunitario irregolare determinano il contraddittorio e paradossale effetto di non rendere più punibile (o al più punibile solo con una ammenda) la condotta del cittadino extracomunitario che fa rientro in Italia pur dopo essere stato materialmente espulso. La condotta era precedentemente punita con la reclusione da 1 a 5 anni”. Un extracomunitario espulso che rientra non è punibile. Ditemi se questa non è stupidità. E c’è dell’altro, relativamente alle garanzie dell’imputato: un esempio per tutti, la non appellabilità delle condanne per il nuovo reato.

Sulle ronde , Napolitano sollecita il Governo, in particolare il Ministero dell’Interno, a emanare al più presto il decreto che stabilisca gli “ambiti operativi” delle ronde (compiti e limiti). E ricorda che questo decreto dovrà essere aderente “ai limiti segnati in legge [...]”. Esplicita la preoccupazione per gli eventuali strumenti difensivi a disposizione dei volontari, in particolare lo spray al peperoncino, che sarebbe in contrasto con norme passate e con la stessa legge sicurezza.

Reazioni.

La maggioranza cerca di minimizzare e si mostra possibilista sulla necessità di correggere qualcosa. Ma la legge è stata promulgata. Così com’è (repubblica16lug). Il Presidente della Camera G. Fini, insieme al giornale l’Avvenire, dà rilievo alle critiche pervenute alla legge (repubblica16lugII; giornale16lug). La chiesa aveva già criticato la legge al momento dell’approvazione definitiva (repubblica04lug). Il Procuratore capo G. Caselli rilascia una dura intervista a Micromega (audio 9’).

L’opposizione , Pd, Idv e Udc insieme, presentano un’interpellanza chiedendo al Governo di riferire in Aula. Le parole più critiche a Napolitano arrivano da Di Pietro – già smarcatosi dagli altri partiti in occasione dei rilievi sul ddl intercettazioni – tuttavia l’originalità del capo dello Stato viene riconosciuta trasversalmente. L’ansa, in un articolo del 16 luglio sui precedenti di promulgazione con lettera, ricorda che sono tutti di Napolitano, ad eccezione di uno. Vale la pena segnalare come il 17 luglio, 2 giorni dopo la promulgazione, il fatto e argomenti correlati siano spariti dalla homepage dell’Ansa...

Da segnalare come Repubblica, in un editoriale di G. D’Avanzo, pur riconoscendo a Napolitano una posizione politica infelice, stretto da un Parlamento molto forte, ritenga che i rilievi “avrebbero giustificato un rinvio al parlamento, un ripensamento, non una lettera al governo che molti contesteranno”.

Dopo alcuni giorni arrivano le perplessità del direttore del Commissario alla Giustizia UE Barrot. Repubblica (20lug) anticipa che, dopo la richiesta di informazioni a proposito del respingimento degli immigrati nel canale di Sicilia, la UE sarebbe in procinto di scrivere al governo italiano chiedendo spiegazioni su: il reato di immigrazione clandestina, che non si riferirebbe unicamente agli extracomunitari; la possibilità per le madri irregolari di riconoscere i propri figli (vedi maggio); l’aumento dei costi per il permesso di soggiorno.

Il problema viene sollevato nuovamente dalla Prefettura di Prato, secondo la quale a partire dall’8 agosto non potrebbero registrare all’anagrafe i figli di immigrati irregolari. In questo bell’articolo de il Tirreno (28lug) vengono spiegati gli inghippi del nuovo ordinamento. Per fare un esempio, secondo Save the Children il permesso di soggiorno temporaneo per maternità può essere rilasciato solo alle madri e solo se sono in possesso di documenti di identità. Rimarrebbero quindi esclusi i padri e le madri prive di documenti. LA stessa questione è stata sollevata da alcune associazioni genovesi (repubblicaGE29lug).

06-ago-2009 | in LUGLIO Varie

Parabole e decoder

L’Italia è sul baratro del digitale. Dopo la Sardegna, in alcune zone del Lazio è cominciato lo switch off, lo spegnimento del segnale convenzionale ed il passaggio a quello digitale. Nei prossimi tre anni accadrà lo stesso in tutte le Regioni: alla fine, senza decoder digitale o parabola non si potrà vedere niente. La transizione verso la tecnologia digitale, dopo 6 anni dalla legge Gasparri (wiki) che avrebbe dovuto lanciare il digitale, si inserisce nel triste quadro del sistema Italia; e il futuro non promette bene.

Rai, Mediaset e La7, unite contro Sky. Questo almeno è quel che sembra profilarsi per il futuro: a fine mese si concretizza il preannunciato allontanamento dalla piattaforma satellitare di Murdoch del pacchetto RaiSat. Nel frattempo le compagnie delle principali reti generaliste (Rai, Mediaset, LA7) lanciano sul mercato un decoder ibrido, TivùSat, capace di ricevere sia il segnale digitale terrestre che quello satellitare. Lo scopo è invogliare i telespettatori (anche quelli che hanno una parabola e, perché no, l’abbonamento Sky) a legarsi all’asse Rai-Mediaset-La7 (repubblica20lug).
Un articolo di A. Gilioli (Silvio in the Sky, espresso16lug) inserisce gli eventi di questo mese nel contesto della concorrenza tra Mediaset e Sky e anticipa le prossime iniziative del Governo (dopo l’aumento dell’IVA) sul fronte dei tetti agli spazi pubblicitari. Vale la pena ricordare che nel 2008 Sky ha fatturato più di Mediaset, piazzandosi al secondo posto dopo la Rai (espresso16lug).

Raisat fuori da Sky. Il 29 luglio la decisione è data per scontata e diventa ufficiale il 30, dopo due giorni molto tormentati che hanno coinciso con le nomine dei direttori del settore radiofonico (Repubblica29lug repubblica30lug). Il pacchetto Raisat comprende Raisat Extra, Raisat Premium, Raisat Smash Girls, Raisat YoYo, Raisat Cinema, e il Gambero Rosso, ed era disponibile sulla piattaforma Sky insieme alle 3 reti generaliste (Rai 1, 2 e 3) e al pacchetto satellitare free (Rainews24, Rai Educational, Rai Storia…). Il contratto scade a fine mese. L’offerta di Murdoch prevedeva un minimo di 50 mln di euro l’anno per 7 anni, in cambio dei quali la Rai avrebbe dovuto permettere a Sky di trasmettere il pacchetto Raisat e le reti generaliste. A sentire le motivazioni di Viale Mazzini questa cifra è stata ritenuta troppo bassa, ma è lecito sospettare che il Governo abbia avuto la sua influenza.
50 mln di euro sono più dell’1% del fatturato annuo della Rai, e si aggiungeranno agli effetti della crisi nel bilancio dell’azienda. E per cosa? Al momento la Rai trasmette le tre reti generaliste sul satellite, con l’eccezione di alcuni programmi dei quali detiene i diritti (alcuni film, partite) che vengono oscurati. Quindi, fino a quando il Parlamento non modificherà il testo unico sulle Comunicazioni, Sky continuerà a trasmettere Rai 1, Rai 2 e Rai 3 senza pagare un euro (con i buchi di cui sopra).

In futuro potrebbe arrivare un tetto più stringente per le pubblicità, limitato alle reti per le quali viene pagato un canone (Rai) o un abbonamento (Sky), tutto a vantaggio di Mediaset. Questo danneggerebbe soprattutto la Rai, che deve alla pubblicità circa il 50 % del suo fatturato (espresso16lug).




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