Il sito nasce dall'esigenza, tutta personale, di prendere in mano la questione informazione e affrontarla in modo da trarne qualcosa di costruttivo... Salvo poi rendersi conto che servirebbero tempo e risorse al di là delle possibilità di una persona sola (che dovrebbe occuparsi anche di altro...).
Nelle pagine dell'Archivio troverete numerosi articoli sulle principali notizie di attualità raccolte durante alcuni mesi del 2009. Le notizie vengono raccontate di mese in mese, divise per categoria (Economia, Politica, Ambiente, Processi, Varie) e sono accompagnate da molti link alle fonti utilizzate (Ansa.it, Giornale.it, Repubblica.it, Parlamento.it...). Questa parte del sito è rimasta attiva per
Perché il mese. Perché l'informazione dell'ultima ora, ma anche quella giorno per giorno, sono una fregatura. Credo che un mese sia l'intervallo giusto per tracciarei un quadro degli avvenimenti più importanti – senza perdersi nei dettagli e negli aggiornamenti quotidiani che, alla fine, costituiscono un fastidioso rumore di fondo.
La Redazione . Per ora è semi-individuale; mi occupo io (Edoardo) di tutto, dalla costruzione della pagina web alla stesura degli articoli (e sono unico responsabile degli errori che troverete in entrambi).
leggi la presentazione completa nella pagina About Us
Aggiornamenti
Qui trovate un elenco degli ultimi articoli dei mesi scorsi che sono stati aggiornati con informazioni più recenti
APRILE 2009 | in Politica Piano casa
Aggiornato a maggio
Il centrodestra , secondo Repubblica (16lug), punta a minimizzare e a nascondere un malumore diffiso per l’iniziativa di Napolitano, sentimento difficilmente esprimibile dal momento che quella legge, alla fine, l’ha firmata. Le dichiarazioni ufficiali, a dispetto della durezza dei rilievi, sono piene di “se dovesse essere necessario (Alfano)”, “vedremo (Ghedini)”, e non mancano di sottolineare gli apprezzamenti ricevuti per la normativa antimafia. La legge è firmata. Così com’è. “La promulgazione con dubbi e commenti non esiste (M.Pera)”. Ufficiosamente, a pochi giorni dal rinvio del testo sulle intercettazioni, le reazioni sono molto più dure. Il Presidente della Camera G. Fini, insieme al giornale l’Avvenire, dà rilievo alle critiche pervenute alla legge (repubblica16lugII; giornale16lug). La Chiesa aveva già criticato la legge al momento dell’approvazione definitiva (repubblica04lug).
L’opposizione, Pd, Idv e Udc insieme, presentano un’interpellanza chiedendo al Governo di riferire in Aula. Le parole più critiche a Napolitano arrivano da Di Pietro – già smarcatosi dagli altri partiti in occasione dei rilievi sul ddl intercettazioni – tuttavia l’originalità del capo dello Stato viene riconosciuta trasversalmente.
Da segnalare come Repubblica, in un editoriale di G. D’Avanzo, pur riconoscendo a Napolitano una posizione politica infelice, stretto da un Parlamento molto forte, ritenga che i rilievi “avrebbero giustificato un rinvio al parlamento, un ripensamento, non una lettera al governo che molti contesteranno.”
Dopo un mese e mezzo dall’approvazione alla Camera, il ddl Sicurezza affronta un nuovo voto di fiducia, questa volta al Senato, il 1 luglio (repubblica1lug) (repubbliaca02lug). Il testo che diventa legge – e ripresenta i contenuti della versione approvata alla Camera – viene promulgato dal capo dello Stato il 15 luglio, accompagnato da una nota in cui esprime “perplessità e preoccupazioni” per alcuni aspetti della legge: scarsa orgnicità “del provvedimento che, ampliatosi in modo rilevante nel corso dell’iter parlamentare, risulta ad un attento esame contenere numerose norme tra loro eterogenee, non poche delle quali prive dei necessari requisiti di organicità e sistematicità”; contraddizioni “in particolare si rileva la presenza nel testo di specifiche disposizioni di dubbia coerenza con i principi generali dell’ordinamento e del sistema penale vigente” (repubblica15lug; comunicato quirinale.it; giornale15lug).
I rilievi del Quirinale (repubblica15lug; giornale15lug, quest’ultimo con toni più che concilianti e non menziona le ronde). Il capo dello Stato ha ritenuto di “[...] non poter sospendere in modo particolare l’entrata in vigore delle norme [...]” anche perché, lascia intendere, “[...] rafforzano il contrasto alle varie forme di criminalità organizzata[...]”. Oltre alla “disomogeneità e la estemporaneità” di numerosi aspetti della legge, Napolitano se la prende con due in particolare: il reato di immigrazione clandestina e le ronde.
Sul primo: il nuovo reato “punisce non il solo ingresso, ma anche il trattenimento nel territorio dello Stato. La norma è perciò applicabile a tutti i cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato al momento dell’entrata in vigore della legge. Il dettato normativo non consente interpretazioni diverse [...]”. Quindi, a partire dalla pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, tutti gli extracomunitari irregolari saranno denunciabili e perseguibili! In un paese con una discreta inclinazione al razzismo come il nostro, dove porterà questa legge? Ad ogni modo, e ora viene il bello, le modifiche apportate alle leggi “in materia di espulsione del cittadino extracomunitario irregolare determinano il contraddittorio e paradossale effetto di non rendere più punibile (o al più punibile solo con una ammenda) la condotta del cittadino extracomunitario che fa rientro in Italia pur dopo essere stato materialmente espulso. La condotta era precedentemente punita con la reclusione da 1 a 5 anni”. Un extracomunitario espulso che rientra non è punibile. Ditemi se questa non è stupidità. E c’è dell’altro, relativamente alle garanzie dell’imputato: un esempio per tutti, la non appellabilità delle condanne per il nuovo reato.
Sulle ronde , Napolitano sollecita il Governo, in particolare il Ministero dell’Interno, a emanare al più presto il decreto che stabilisca gli “ambiti operativi” delle ronde (compiti e limiti). E ricorda che questo decreto dovrà essere aderente “ai limiti segnati in legge [...]”. Esplicita la preoccupazione per gli eventuali strumenti difens ivi a disposizione dei volontari, in particolare lo spray al peperoncino, che sarebbe in contrasto con norme passate e con la stessa legge sicurezza.
15-lug-2009 | in temporanei
Se il ministro dà della "testa di cazzo" al giornalista...
La frase viene ripetuta e la prima volta si vede che torna con il labiale. In più la notizia viene data per esteso da Corriere della Sera...(repubblica.tv15lug; corriere15lug). Si unisce anche l'agenzia di news Reuters-Italia.
L’annuncio della possibile spallata politica al PD viene dato dal blog con il post 12.07.09 Beppe Grillo candidato alla segreteria del PD. E lo fa nel suo stile, attaccando duramente l’attuale dirigenza del partito ed in generale della sinistra, “Un Vuoto di idee, di proposte, di coraggio, di uomini. Una sinistra senza programmi, inciucista, radicata solo nello sfruttamento delle amministrazioni locali”. E fa il botto: più di 4000 commenti in 24 ore (di solito sono 1000) e articoli su tutti i giornali. Per una breve rassegna: repubblica12lug, 13lug, giornale02lug, corriere12lug, skytg24.
Appello di Micromega contro il ritorno delle leggi razziali.
Leggi anche la replica del Viminale e ascolta la controreplica del giurista Domenico Gallo FIRMA | ADERISCI SU FACEBOOK | ENGLISH VERSIONGiudici Mazzella e Napolitano
Sulla rete ci sono molte iniziative
per chiedere le dimissioni dei due giudici presenti alla cena scandalo, la più visibile è promossa sul sito di Antonio di Pietro ma non mancano le iniziative private, come quella di informazionedalbasso.myblog.it
Gli ultimi mesi sono stati caratterizzati da un susseguirsi di iniziative legislative apparentemente estemporanee e dettate dalla fantasia dei singoli parlamentari ma collegate tra loro da una linea di continuità: la volontà della politica di soffocare ogni giorno di più la Rete come strumento di diffusione e di condivisione libera dell’informazione e del sapere.
Le disposizioni contenute nel Decreto Alfano sulle intercettazioni rientrano all’interno di questa offensiva.
Il cosiddetto “obbligo di rettifica“ imposto al gestore di qualsiasi sito informatico (dai blog ai social network come Facebook e Twitter fino a …. ) appare chiaramente come un pretesto, un alibi. I suoi effetti infatti - in termini di burocratizzazione della Rete, di complessità di gestione dell’obbligo in questione, di sanzioni pesantissime per gli utenti - rendono il decreto una nuova legge ammazza-internet.
Rispetto ai tentativi precedenti questo è perfino più insidioso e furbesco, perché anziché censurare direttamente i siti e i blog li mette in condizione di non pubblicare più o di pubblicare molto meno, con una norma che si nasconde dietro una falsa apparenza di responsabilizzazione ma che in realtà ha lo scopo di rendere la vita impossibile a blogger e utenti di siti di condivisione.
I blogger sono già oggi del tutto responsabili, in termini penali, di eventuali reati di ingiuria, diffamazione o altro: non c’è alcun bisogno di introdurre sanzioni insostenibili per i “citizen journalist“ se questi non aderiscono alla tortuosa e burocratica imposizione prevista nel Decreto Alfano.
La pluralità dell’informazione, non importa se via internet, sui giornali, attraverso le radio o le tv o qualsiasi altro mezzo, costituisce uno dei diritti fondamentali dell’uomo e del cittadino e, probabilmente, quello al quale sono più direttamente connesse la libertà e la democrazia.
Con il Decreto Alfano siamo di fronte a un attacco alla libertà di di tutti i media, dal grande giornale al più piccolo blog.
Per questo chiediamo ai blog e ai siti italiani di fare una giornata di silenzio, con un logo che ne spiega le ragioni, nel giorno in cui anche i giornali e le tv tacciono. E’ un segnale di tutti quelli che fanno comunicazione che, insieme, dicono al potere: “Non vogliamo farci imbavagliare”.
Invitiamo quindi tutti i cittadini che hanno un blog o un sito a pubblicare il 14 luglio prossimo questo logo e a tenerlo esposto per l’intera giornata, con un link a questo manifesto. - scarica il banner.jpg
Non si tratta di difendere la stampa, la tv, la radio, i giornalisti o la Rete ma di difendere con fermezza la libertà di informazione e con questa il futuro della nostra democrazia.
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”
04-Jul-2009 | in Stiamo seguendo
Berlusconi a cena in Consulta
A far scoppiare il caso è il buon Peter Gomez, che dalle pagine dell’Espresso del 25 giugno titola: Consulta, la cena segreta. I partecipanti, oltre al padrone di casa Luigi Mazzella, Paolo Maria Napolitano, altro membro della
Consulta
(che decide sulla costituzionalità delle leggi), poi Berlusconi, Alfano (Ministro della Giustizia), Gianni Letta e Carlo Vizzini (presidente Commissione Affari Costituzionali del Senato).
Secondo la ricostruzione dell’articolo, l’attenzione era rivolta ad un progetto di riforma dell’ordinamento giudiziario che Berlusconi vuole da tempo: separazione delle carriere, avvocati dell'accusa al posto dei PM etc.
Su questo argomento c’è grande intesa tra il giudice e Berlusconi, che non a caso l’aveva nominato prima avvocato generale dello Stato e poi ministro della Funzione Pubblica nel 2003. Fin qui niente di male, anzi. Berlusconi dovrebbe consultare di più i costituzionalisti...
Il problema è che questi giudici fanno parte della Consulta che, a partire dal 6 ottobre, dovrà decidere sulla costituzionalità della legge Alfano. L’articolo è più interessato alla bozza di riforma che avrebbe cominciato a circolare un paio di goirni dopo la cena, ma la bomba è scoppiata sull'imparzialità della Corte.
Il più indignato è ovviamente Di Pietro, che definisce i giudici “consigliori del principe” e si rivolge a Napolitano per chiederne le dimissioni; sul suo blog dedica alla notizia molti post infuocati (2 Luglio 2009 DIMETTETEVI VI: la Corte abbandonata e precedenti). Sul blog è inoltre possibile compilare un modulo per chiedere le dimissioni dei due giudici. Il PD reagisce tiepidamente: l’interpellanza parlamentare non ha neanche una firma dei big del partito e l’unica dichiarazione che ho trovato è “Non sta bene invitare a casa propria qualcuno sul quale si è chiamati a decidere. Un magistrato della Consulta non dovrebbe mai farlo (A. Finocchiaro).
Ovviamente la maggioranza fa quadrato, parlando di intimidazioni ai danni della Consulta (ma da parte dell’opposizione). Il giudice Mazzella replica seccatamente e scrive una lettera aperta al “caro Silvio” in cui ribadisce che non c’è danno. Ufficialmente lo scoop non sta avendo molto seguito – Napolitano non vuole interferire nell’autonomia della Consulta e il presidente Amirante ha chiesto di abbassare i toni, ma certo la questione non finirà nel dimenticatoio molto presto. (repubblica02lug)
Il ministro per i rapporti per il Parlamento Elio Vito replica sottolineando come la cena fosse stata organizzata da tempo, un incontro "conviviale" tra vecchi amici che "[...] non ha avuto in alcun modo ad oggetto temi che riguardassero l'agenda della Corte, nè ipotesi di rifirma del Titolo IV della Costituzione [...]". Giustamente Di Pietro giudica la risposta "insoddisfacente e inaccettabile", anche se poi si infervora e fatica ad arrivare in fondo. (youtube 7')
Tuttavia dal punto di vista normativo i giudici sono in una botte di ferro, almeno secondo l’ex pm Bruno Tinti, che su Togherotte scrive un articolo in cui riassume l’ordinamento in materia di astensione dei giudici (Quando si parla di immunità...). Il problema è che, mentre i giudici ordinari sono soggetti agli articoli 56 del codice civile e 37 del codice penale, che disciplinano i casi di astensione del giudice, i giudici costituzionali no. Questo perchè la legge costituzionale n. 2 1967, abrogando il comma 1 art 3 della legge costituzionale n. 1 1948, elimina la possibilità che i giudici della Consulta possano essere rimossi per un qualche tipo di incompatibilità...
Di conseguenza, la polemica sulla cena si riduce ad una questione di opportunità, e non ci sono motivi formali per chiedere le dimissioni dei giudici. Con queste norme, le pressioni di Di Pietro sul Capo dello Stato e la richiesta di dimissioni sembrano un pò eccessive. A mio avviso si dovrebbero semplicemente astenere dai lavori sulla legge Alfano (124/08).
PS: per chi volesse approfondire, nella pagina extra trovate un articolo in cui vengono confrontati i tre testi (Legge Schifani, Sentenza della Consulta che la bocciò, Legge Alfano). Non c'è molto di cui stare a discutere (in attesa della decisione della Consulta), ma credo sia doveroso sapere perchè quella legge sarebbe incostituzionale.
03-Jul-2009 | in approfondimenti
Figli di immigrati irregolari
La notizia viene data dallo stesso Giornale che scrive: “Adottabili i figli delle clandestine.Per accedere ai pubblici esercizi gli stranieri dovranno esibire il permesso di soggiorno (tranne che per l’iscrizione dei figli alla scuola dell’obbligo). Altrimenti, essendo la clandestinità un reato, scatterà l’obbligo della denuncia
Le madri irregolari non potranno iscrivere i propri figli all’anagrafe e quelle sprovviste di passaporto non potranno neanche riconoscerli rendendoli così subito adottabili”(giornale12mag). Opposizione, CEI, e organizzazioni umanitarie protestano contro questa norma (repubblica13mag); maroni replica che son frottole e così via.
Vediamo di capire di cosa si parla. Può sembrare difficile, ma non lo è ed ha sicuramente più senso che stare a sentire Maroni. Il testo di riferimento è il Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero [...], varato nel 1998 (DL-286/98). Contiene disposizioni varie su immigrati regolari e irregolari, diritti e doveri, accesso ai servizi. Questo testo prevede l’obbligo a presentare “documenti inerenti al soggiorno [...]agli uffici della pubblica amministrazione ai fini del rilascio di licenze, autorizzazioni, iscrizioni ed altri provvedimenti [...], tranne che per “i provvedimenti riguardanti attivita' sportive e ricreative a carattere temporaneo e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all'accesso a pubblici servizi”(Art. 6 comma 2). A tutti i pubblici servizi. Il ddl sicurezza sostituisce «e per quelli inerenti agli atti di stato civile o all’accesso a pubblici servizi» con «, per quelli inerenti all’accesso alle prestazioni sanitarie [...] e per quelli attinenti alle prestazioni scolastiche obbligatorie» (art 1, comma 22 ddl S 733-B). La nuova versione sostituisce quindi il generico “pubblici uffici” con un elenco esplicito: sanità e istruzione obbligatoria.
E l’Anagrafe?
Maroni ci viene incontro richiamando il divieto di espellere “donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono” (stranieriinitalia.it) – e questo viene dalla lett. d, comma 2, art.19, dl 286/98. Poi aggiunge che è prevista la possibilità che "il questore dia il permesso di soggiorno di sei mesi alla donna che registrera' il figlio perche' diventino regolari".
L’ultima citazione è di Maroni, e io non ho trovato il riferimento!!
Perché qualcuno non chiede a Maroni DOVE è prevista questa possibilità?
03-Jul-2009| in temporanei
Appello di Micromega
Camilleri, Tabucchi, Maraini, Fo, Rame, Ovadia, Scaparro, Amelio: Appello contro il ritorno delle leggi razziali in Europa
(da micromega)
Alla cultura democratica europea e ai giornali che la esprimono
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una straordinaria influenza sulla intera società europea, dal Rinascimento italiano al fascismo.
Non sempre sono state però conosciute in tempo.
In questo momento c’è una grande attenzione sui giornali europei per alcuni aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, però, un dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si riuscirà ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell’Europa e di far arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l’adozione di norme discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si vedevano dai tempi delle leggi razziali.
È stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non più gli ebrei bensì la popolazione degli immigrati irregolari, che conta centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalità, l’esercizio di un diritto fondamentale quale è quello di contrarre matrimonio senza vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora più lesiva della dignità e della stessa qualità umana, è stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in condizioni di irregolarità amministrativa, di riconoscere i figli da loro stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere irregolari diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri e messi nelle mani dello Stato. Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei loro figli, né le costringevano all’aborto per evitare la confisca dei loro bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all’opinione pubblica europea se la gravità di queste misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune umanità. L’Europa non può ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi internazionali e i principi garantisti e di civiltà giuridica su cui si basa la stessa costruzione politica europea.
È interesse e onore di tutti noi europei che ciò non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che viene dall’Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la propria opposizione.
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame, Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
E' stato approvato ieri alla camera il testo 733-B Disposizioni in materia di sicurezza pubblica.
Riporto un articolo pubblicato il mese scorso nella pagina di maggio, dedicato al testo approvato dalla Camera il 14 maggio. Non dovrebbero esserci state variazioni.
Nella colonna a sinistra trovate un approfondimento sui figli degli immigrati irregolari e un appello contro la legge promosso da Micromega.
03-lug-2009 | in MAGGIO Politica
Ddl sicurezza
(repubblica13mag)Viene chiamato anche pacchetto sicurezza; è uno dei ddl più discussi dell’ultimo anno, soprattutto per alcune proposte xenofobe in materia di immigrazione. In realtà il ddl è diviso in 3 tronconi: immigrazione, mafia e sicurezza urbana.
Il testo è già stato approvato a febbraio dal Senato – che ha tuttavia bocciato l’emendamento sull’estensione a 6 mesi del periodo di permanenza di un immigrato nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE; proposta della Lega) – ed è ora all’esame della Camera.
(S. 733-B) Alle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia vengono ripresentati due emendamenti, sulle ronde e sulla permanenza fino a 6 mesi nei CIE, rispettivamente stralciata e bocciata in prima lettura; un emendamento cancellerebbe dal ddl la norma sui medici spia, duramente contestata dall’opposizione, da G. Fini, e dai 101 parlamentari PdL firmatari di un appello a Berlusconi (ansa27apr). Anche la CEI si è dimostrata molto critica nei confronti del ddl che trascurerebbe il tema dell’integrazione (giornale13mag). FIDUCIA ALLA CAMERA. Tra il 13 ed il 14 maggio è previsto alla Camera il voto di fiducia al pacchetto sicurezza, che, se non subirà ulteriori modifiche, diventerà legge dopo un altro passaggio al Senato; il ricorso alla fiducia è reso necessario dai contrasti interni alla maggioranza sui punti più controversi del testo, ed è stato duramente contestato dall’opposizione. Secondo il Giornale è la 18° fiducia in un anno di governo.
Il testo, approvato il 14 dalla Camera, prevede tra le altre: reato di ingresso/soggiorno clandestino (art. 16 S733-B). La beffa è nella pena prevista per il nuovo reato: una sanzione economica da 5.000 a 10.000 €; inoltre chiunque potrà denunciare i clandestini alle forze dell’ordine. Gli immigrati dovranno pagare 200 € per il rinnovo del permesso di soggiorno e per richiedere la cittadinanza. Per chi affitta a irregolari (o insulta un pubblico uffliciale) sono previsti 1-3 anni di carcere. E’ stato ripristinato l’obbligo per le imprese di denunciare le richieste diu pizzo, pena l’esclusione dagli appalti pubblici. Sparisce invece l’articolo 60 (il cosiddetto emendamento D’Alia) che prevedeva la chiusura di siti e blog che, entro 24 ore, non avessero rimosso i contenuti giudicati apologetici di reati dal Ministero dell’Interno (grazie a TJ Masciari dei grilli di Firenze per aver diffuso questa notizia; vedi febbraio).
Sembra essere scomparsa la norma, detta dei presidi spia, che avrebbe obbligato i genitori a presentare il permesso di soggiorno per iscrivere i figli a scuola, e i presidi a denunciare gli irregolari. Maroni: “[...] Pertanto i presidi non potranno sapere se la famiglia dello studente è clandestina e non potranno fare la spia” (repubblica5mag). Sempre che qualcuno, un bambino o magari un altro genitore un pò razzista, non se lo faccia scappare detto.
PRESIDE RICHIEDE PERMESSO DI SOGGIORNO a Padova. Intanto il Giornale ci informa che i Cobas, “sempre pronti a rinfocolare polemiche”, hanno denunciato come un preside di un istituto tecnico di Padova abbia chiesto agli alunni extracomunitari dell’ultimo anno di presentare il permesso di soggiorno perché “Prevediamo che la commissione per l’esame di Stato vi richieda il permesso di soggiorno” (giornale20mag). Ovviamente l’articolo – lo consiglio a chi volesse farsi un’idea di cosa sia la disinformazione – sminuisce la questione e gira attorno al problema: ma quel preside aveva il diritto di chiedere il permesso di soggiorno? E se sì, ma allora di che c***o stiamo parlando? Da repubblica22mag si apprende che la preside attribuisce la circolare ad una richiesta della commissione d’esame regionale, ma la versione viene smentita dall’ufficio scolastico del Veneto. La stessa dirigente ha annunciato di aver ritirato quella circolare, “dopo un' attenta lettura della normativa vigente”.