Contro natura
Commenta su bloggerUna riflessione e uno sfogo a tema
Si fa un gran parlare di ciò che è secondo natura e ciò che invece è contro natura. Parliamo chiaro: io ne farei volentieri a meno; ci sono argomenti molto più interessanti e stimolanti.
Eppure, ad una settimana dal voto, mi trovo a sentire l'ennesimo appello pre-elettorale della Conferenza Episcopale Italiana (Ansa): un buon cattolico non deve votare chi è a favore dell'aborto. Perché la vita è sacra e deve essere tutelata dall'inizio alla sua fine naturale. Quel naturale ricorre spesso. Ricorda un pò il discorso sulle unioni tra coppie omosessuali. Sono contro natura, immorali. Quindi non devono essere permesse.
Non ho niente contro le manifestazioni di opinioni, anche se non le condivido. Ma questo appello, in concomitanza con gli scandali sui preti pedofili, le condanne, le lettere pastorali... mette a nudo una contraddizione non da poco, soprattutto perché riguarda le fondamenta stesse della Chiesa.
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Una delle definizioni più classiche di specie suona più o meno così: insieme di individui (animali o vegetali) che incrociandosi tra loro generano prole fertile, capaci cioè di riprodursi e di dare vita a organismi a loro volta capaci di riprodursi (Wikipedia). Ora, anche senza andare troppo a fondo si vede bene come questa definizione mal si adatti all'enorme varietà di organismi esistenti: non tiene conto, ad esempio, di tutti quegli organismi (batteri, virus, e chissà cos'altro) che si riproducono in maniera asessuata.
Il senso però è chiaro. La riproduzione è uno dei caratteri distintivi di ciò che chiamiamo vita e di tutti gli organismi viventi. Senza riproduzione la vita non potrebbe esistere per più di una generazione: qualche decennio per gli uomini, qualche settimana per le zanzare, qualche millennio per i batteri e le spore. Non a caso la capacità di riprodursi viene inserita, insieme a quella di nascere, nutrirsi, crescere, tra le funzioni base che ogni essere vivente è in grado di compiere (Wikipedia).
Tutti gli esseri viventi di cui siamo a conoscenza, da passa tre miliardi di anni a questa parte (con buona pace dei creazionisti!), sono esistiti seguendo questi principi. Almeno fino all'uomo. Sono sicuro che in passato siano esistite centinaia, se non migliaia, di confessioni, culti, comunità che per un motivo o per l'altro hanno rinunciato alla riproduzione. Ma credo saremo tutti d'accordo se dico che è un comportamento contro natura...
Fin qui niente di male. C'è il libero arbitrio e ognuno è padrone di fare (o di non fare) quello che vuole della sua vita! Impiegarla per aiutare il prossimo, chi è meno fortunato, dedicare tutte le proprie energie alla comunità sacrificando gli affetti (e le soddisfazioni) personali appare più che legittimo.
Ma non serve il New York Times per vedere che il celibato, in particolare se imposto da un ordinamento teocratico e proprio perché contro natura, ha causato e continua a causare grandi sofferenze, a chi lo pratica e soprattutto a chi subisce gli abusi che da esso derivano.
Per carità, non sto dicendo che se uno è uno stupratore è colpa del celibato! Ma costringere generazioni di uomini a scegliere tra il proprio Dio (e l'impegno civico e spirituale nel Suo nome) da una parte, e la soddisfazione di qualcosa che è ben più di un bisogno dall'altra, mi sembra un gioco piuttosto pericoloso. E i risultati si vedono.
E per di più è un gioco ipocrita! Sì perché possiamo parlare quanto ci pare dei precetti della Santa Romana Chiesa e della devozione verso Dio, ma è evidente che senza il celibato non esisterebbe la Chiesa. O almeno, non esisterebbe per come la conosciamo. Un prete, una suora, finanche un vescovo, non dispongono di beni propri. Quando muoiono le loro anime ascendono a Dio, ma i beni materiali di cui hanno disposto in vita ritornano alla Chiesa, che li dà in concessione ad altri preti, suore e vescovi. E questo, a costo di fare la parte del cinico agnostico, mi porta a ricondurre l'intera faccenda ad una mera questione di soldi.
Come per i PACS (Wikipedia). Sicuramente ci sarà chi crede fermamente che sarebbe ingiusto concedere alle coppie omosessuali gli stessi diritti di quelle etero (e secondo me sbaglia!). Ma troverei il dibattito su questi argomenti molto più onesto se queste persone ammettessero che, semplicemente, non ce lo possiamo permettere.
A meno di sacrificare un po' della nostra ricchezza per estendere i privilegi economici legati alla famiglia anche a coloro che al momento ne sono esclusi. O, per tornare sul celibato, di sacrificare una parte dell'immensa ricchezza della Chiesa in favore di ciò che è naturale. Da bravi cattolici.
Commenta su bloggerEdoardo Ammannati





